DOT: Imprevedibilmente lei! 3

28 Giugno 2017 Nessun commento
Tra una cosa e l’altra si son fatte le 11. Oggi ho scritto molto sulla tastiera del portatile e Hushy mi ha visto assai indaffarato. Invece lei si è concessa alla scrittura molto poco: lo ha fatto solo su quei suoi quadernini fitti fitti della sua cuneiforme scrittura da donna (ma più disordinata e geniale della media di esse); per il resto, mi sembra che si sia piuttosto imbambolata a guardare il suo monitor, o forse a interrogarsi su chi sono davvero. Mi rendo conto di averla assai trascurata e confusa. Spero che non se la prenda.
Qualche istante fa ho colto alcuni suoi segnali visivi che mi hanno lasciato intuire che non solo si stesse per alzare ma che quasi volesse invitarmi a fare una pausa con lei. Davvero arriverebbe a tanto? Che oggi, tutti i cerchi sospesi tra lei e me, sia stabilito si debbano chiudere? Scongelo le domande che avrei voluto farle già da un pezzo… Sei sposata? Hai dei bambini? Lavori e studi? In cosa ti stai impegnando ultimamente?… Sarebbe bello acquisire queste informazioni quando ormai non me lo sarei più aspettato. In un sol giorno colmare il gap di… quanto sarà trascorso dall’inizio della nostra conoscenza? Un mese? Macché, sarà di più… Però, seppure aveva avuto quel proposito, poi non fa seguire alcuna azione a ciò e rimane buona buona seduta e zitta e immobile davanti a me. Sta attendendo che la inviti io?
Beh, devo andare al gabinetto. Così è il mio turno di togliermi le cuffiette e manifestarle che mi sto per alzare per fare una pausa. In tal caso dovrei forse essere io a convocarla? Spero invece che abbia lei la faccia tosta di unirsi. Nondimeno afferro anche un paio di libri che avevo preso in prestito i quali restituirò cammin facendo. Così lei non può sapere se mi fermerò davvero per un break oppure mi limiterò a restituire quei due volumi. E credo che sia questo che, da ultimo, le dia il colpo di grazia affinché si freni. Io non la invito. Sono troppo depresso per accettare un suo rifiuto, troppo, troppo…
Restituisco i libri, vado in bagno, ne riesco e attendo pure qualche secondo per vedere se per caso lei si sia fatta venir voglia, guarda caso, di qualche dolcetto al distributore. Ma lei non mi ha seguito. Così torno al mio posto con la vescica amabilmente rilassata e la trovo ancora là che fissa un documento scritto con grandi caratteri. Non lo sbricio: primo, perché sarebbe scorretto; secondo, perché, anche volendo, non avrei il guizzo per il colpo d’occhio; terzo, perché mi devo fare i fatti miei; quarto, perché sono miope e non riuscirei a capire che legge, se non disponendomi accanto a lei.
Dopo qualche decina di minuti anche lei fa una pausa. E la nostra avventura odierna finisce praticamente qui.
Oggi ho prodotto un sacco di cose e ho risposto a un mucchio di post. Mi sono dilungato oltremodo e si sono fatte le 12 inoltrate. Raduno la mia roba con calma. Mi piacerebbe salutarla prima di andare… ma pazienza. Stavolta non commetterò nessuna grande o piccola avventatezza. Non le lascerò scritto nessun peregrino “ciao!” da nessuna parte, anche se, confesso, nonostante tutto, sarei tentato di farlo nuovamente…
Quando me ne sto per andare, lei riappare donandomi il regalo di fare a tempo a salutarla. Parrebbe quasi che si fosse appostata da qualche parte per tenermi d’occhio… Ma questo è impossibile, no? Il suo saluto è pacato ma sincero.
Fuori, un vento impetuoso soffia violento e si diverte a farmi finire negli occhi ogni sorta di pulviscolo. C’è molto polline in giro, eppure Hushy non ha quasi mai starnutito, oggi.

Rimozioni #25

28 Giugno 2017 Nessun commento
Ecco che, come ogni anno, come avviene sempre più spesso, anche stavolta arriva il periodo della SICCITÀ. E tu avresti dovuto aspettartelo, eppure ogni volta ti stupisci. Perché hai la memoria del protagonista di “Memento”. Sei in grado di ricordare solo gli ultimi minuti. Poi ti dimentichi di tutto, giusto o sbagliato che sia.
Le cause del riscaldamento globale, anche se ogni volta compare sempre qualche pseudo scienziato pagato apposta per affermare il contrario, sono arcinote. E sono imputabili all’essere umano. In primis alle industrie, ovviamente. Eppure, anche quest’anno i media faranno passare quest’evento come qualcosa di unico e inevitabile, e si concentreranno tutti sul momento e non sulle cause. E tu continuerai a pensare, coglione come sei, che non è colpa di nessuno.
Non è colpa di nessuno. Non è colpa di nessuno. Dormi, dormi sereno pupetto. Poi un giorno ti sveglierai che forse non avrai più nemmeno l’aria per respirare. Forse un giorno a tuo figlio prenderà una brutta malattia. Ma tu non ti inquietare adesso, e continua a dormire il sonno beato dello stolto. Continua, continua…

Frammenti: Ordini

28 Giugno 2017 Nessun commento
«Questa finestra deve rimanere chiusa.»

Pessima RaiNews24

28 Giugno 2017 Nessun commento
RaiNews24 mi fa schifo, così come tante altre reti all-news che di fatto non informano affatto, fanno solo cronaca, al più.
È una rete volontariamente all’acqua di rose, nata per far finta di informare, senza pestare i piedi a nessuno, e seguendo a bacchetta i diktat più o meno espliciti della Politica.
Così ti spacciano per servizio pubblico fornire la diretta delle immagini di questi centenari delle Istituzioni che magari rilasciano una dichiarazione brevissima senza dire nulla che abbia senso, o magari non fanno neppure quello. Questi tipi di RaiNews24 li seguono con le telecamere come se i politici fossero rockstar all’ultimo grido…
Pensate a tutti gli approfondimenti veri che si potrebbero fare qualora davvero lo si volesse. Ma è evidente che neppure su una rete che sarebbe teoricamente nata per informare queste cose si possano fare. Almeno le repliche di “Report” dovrebbero essere presenti nel palinsesto in maniera fissa, in eterno!
A giudicare dai mezzibusti che si vedono, si direbbe che siano quasi tutti abbastanza giovani (dunque facilmente malleabili, che non si fanno domande). Tutta gente che non fa altro che preoccuparsi di scopiazzare il modo di fare degli altri giornalisti più vecchi. E visto che la maggior parte dei giornalisti sono solo dei servi, ecco che questi giovinastri, senza neppure accorgersene, si ritrovano a esser dei replicanti della peggiore genia giornalistica possibile.
E dire che il responsabile sarebbe un giornalista di lungo corso, anche bravo per certi versi, Antonio Di Bella. Ma, evidentemente, questo tipo è troppo invischiato nel Sistema per esservi manifestamente contro, come un bravo giornalista dovrebbe essere se è davvero tale…

Ciao

26 Giugno 2017 Nessun commento
Un giorno ci rivedremo…
Categorie:Donne, Sentimenti Tag:

L’indovino

26 Giugno 2017 Nessun commento
Siamo ormai giunti al punto che mi è facile prevedere, basandomi semplicemente sull’aria che c’è in giro, se alcune persone si sentiranno male…

Joseph Roth: La leggenda del santo bevitore

26 Giugno 2017 Nessun commento
Racconto che fa parte degli ultimi scritti di Roth, da cui è stato tratto il celebre film.
Un clochard alcolizzato cronico riceve un giorno la generosa elargizione di duecento franchi da parte di un benefattore sconosciuto. Il barbone promette di restituire quella somma appena potrà. Ma visto che il suo mecenate si dichiara ricco e non necessitante di alcun rimborso, questi lo invita, se proprio si sentirà e avrà la possibilità di farlo, a offrire la somma alla piccola santa Teresa, in una chiesa della città.
Da allora il beone si imbatterà in dei colpi di fortuna che lo metteranno più volte in condizione di osservare il suo proposito. Sennonché, per un motivo o per l’altro, per sua debolezza spirituale, o eccessivo senso altruistico, o anche sconfinata ingenuità, mancherà più volte l’appuntamento con la restituzione. Finché infine…

Plastica nella catena alimentare

26 Giugno 2017 Nessun commento
La plastica è entrata nella catena alimentare?!?
Grazia ar ca…! Ogni giorno le industrie ne producono di nuova mettendola in circolo.
È assurdo pensare che poi tutti i consumatori a cui viene rifilata (che non l’hanno mai richiesta!) la riciclino come si deve.
Bisogna intervenire alla fonte. Bisogna impedire che si produca.
La plastica non serve al mondo. Non serve al pianeta.
Serve solo alle industrie.

Lo scongiuro della vittima

24 Giugno 2017 Nessun commento
La aiutò controvoglia a scaricare le valigie. Il patto era di accompagnarla a casa. Poi se ne sarebbe andato. Già furioso con lei, erano in aria di lasciarsi. Ma lei vi si opponeva con tutta la forza.
Una volta giunti al portone lui voleva avviarsi, ma lei ancora lo implorava. Lo fece più volte. Fu necessario farlo più volte affinché lui accettasse di salire un attimo da lei, per prendere solo qualcosa da bere, solo qualcosa…
«Ti prego! Ti prego!», gli disse quasi inginocchiandosi e tirandolo per il braccio, quel braccio possente che sapeva essere tanto forte (e spietato) in certe situazioni. E lei lo sapeva bene, tuttavia ancora non lo fuggiva.
Salirono al terzo piano con l’ascensore, con la loro pesante e rumorosa valigia accessoriata di rotelline. Si chiusero pesantemente la porta di casa dietro incuranti che fossero le cinque del mattino.
La valigia fu deposta poco dopo l’ingresso. Lui si sedette accigliato al tavolino in attesa del caffè e lei si recò diligentemente in cucina per farglielo. Sperava di non bruciarlo. Se lo avesse fatto, lui se ne sarebbe andato e non sarebbe più tornato; tuttavia non gli era quasi mai accaduto di bruciarlo…
Cinque minuti dopo il caffè era fatto e lui lo stava sorseggiando bollente. Lei era stata rapida a spogliarsi degli abiti più esterni, così adesso era in sottoveste. Quando lui, vedendola, intuì le sue intenzioni, prese la tazzina e bevve tutto il suo contenuto, anche se ciò gli cagionò l’ustione della lingua (un’altra colpa da ascrivere a quella cagna!, pensò con malanimo). Dunque si mise ritto in piedi mentre lei gli gettò le braccia al collo frapponendosi all’uscio per non farlo andare.
«Aspetta! Aspetta!»
Anche questa volta occorse ripetere il messaggio un paio di volte per frenarlo, anche se stavolta c’era meno implorazione nella sua voce e maggiore esasperazione. In qualche modo ottenne quel che voleva. Lo fece coricare a letto.
«Sei stanco dopo questo viaggio. Rimani qui a dormire. Dove vai adesso con questo buio? Domani, domani te ne andrai con comodo da tua madre, ma adesso rimani qui con me a farmi compagnia, vuoi?»
Lui non rispose. Permaneva visibilmente adirato. Però rimase al suo posto, a letto. Lei sapeva che per tenerselo lì avrebbe dovuto dargli un buon pretesto: che certo lui non sarebbe rimasto solo per condividere un letto, per dormire con lei, né tanto meno per tenergli la mano. Così mise in pratica la sua tecnica di seduzione e lentamente si adagiò sul suo petto abbracciandolo con le braccia ampie, per poi pian piano stringersi sempre più a lui senza risultare molesta, mentre lui sperimentava le tipiche sensazioni dell’erezione che montava.
Per tenerselo lì gli doveva dare sesso. Così fece scivolare una mano sulla zip dei suoi pantaloni e poi andò a stanare il suo pene. A lui piacevano quelle improvvisate. Si dedicò con passione a quel lavorio che per lei sarebbe stato del tutto disgustoso se non avesse saputo quanto avesse il potere di stringerlo a lei. Il sesso orale non le era mai piaciuto, non le dava sensazioni positive, qualche volta l’aveva fatta pure vomitare; però per lui, per non farlo andare via, per farlo stare più calmo tra le sue braccia, per farlo dormire lì tutta la residua notte con lei e per le prime ore della mattina, lo poteva anche fare, anzi lo doveva fare, per non lasciarlo scappare via. Lui aveva quel carattere così sfuggente e melodrammatico. Lui era problematico ed esagerava sempre anche con le scenate, per questo da tempo era sempre sul punto di abbandonarla in modo definitivo.
Una volta che venne, il suo uomo fu molto più calmo. No, adesso non si sarebbe più alzato. Adesso avrebbe potuto tenerselo abbracciato per ore e lui non si sarebbe ribellato. Anzi, già adesso sentiva che la cercava (che bella sensazione!, pensò lei, essere desiderata da un uomo, dall’uomo che si ama!), che le cercava la bocca. Era riuscita a risvegliare il suo amore, questo pensava lei, risvegliandolo da quell’odio covato torvamente.
I suoi baci si fecero più audaci e lei fu felice. Adesso voleva fare con lei veramente l’amore. Il problema però era che quando si accendeva così delle volte poi succedeva che… Guardò i suoi occhi bramosi. Dalla brama si passò presto alla cattiveria. Lui ricordava, sì ricordava l’odio profondissimo per lei, non poteva dimenticarsene neppure in quel momento. I suoi baci si fecero morsi crudeli. Lei cominciò a lamentarsi: «Piano che mi fai male… Piano…»; ma quelle parole non fecero altro che farlo arrabbiare ancora di più. E una mano scivolò pericolosamente al suo collo, e cominciò a stringere. Le era già successo. Le era successo quella volta che lui (quando ancora andavano d’accordo) quella sera se ne era uscito dicendo che avrebbe voluto provare qualcosa di più “forte”: del sesso estremo, così lo aveva chiamato. E alla fine le aveva confessato che moriva dalla voglia di picchiarla mentre se la scopava a sangue. E, nonostante le avvisaglie nefaste, lei non gli aveva detto di no. E ci era stata, si era fatta picchiare mentre glielo metteva dentro (quella era stata la prima volta, poi ne sarebbero seguite altre senza il suo pieno consenso), fin quando era sgorgato il sangue. Poi lei aveva pensato che il gioco finiva perché quel sangue stava macchiando tutto il lenzuolo. Ma lui era andato avanti per parecchio altro tempo. E alla fine era stata lei che aveva dovuto interrompere quel match prima… prima di cosa? E alla fine lui si era sentito frustrato come un bambino che avendo mangiato metà di un dolce proibito, da un lato era deluso di non essere andato avanti, dall’altro pativa i rimorsi per essere stato così debole a cedere a quella tentazione maligna.
La differenza tra quella prima volta e quest’ultima fu che stavolta lui avrebbe fatto completamente il suo comodo e si sarebbe fermato solo quando avrebbe voluto lui, la tal situazione era molto pericolosa per lei (e lei lo sapeva) perché in quel momento non era spinto tanto da della semplice libido bensì da quella collera fosca che lo attanagliava nell’ultimo funereo periodo.
Ben presto le cominciò a mancare l’aria e con una mano tentò di liberarsi della morsa di ferro di lui mentre con l’altra protestò cercando di tamburellare sul suo petto, come a dirgli dapprima: hey!, così è troppo, è troppo! adesso basta! mi stai ammazzando! non posso credere che tu non te ne renda conto! per pietà, smettila prima che sia troppo tardi! mi manca l’aria, mi manca l’aria!
Ma lui non era destino che si sarebbe fermato, e mentre le penetrava con cattiveria la vagina, con una mano la strozzava e con l’altra cercò di tenerle ferme le mani. Ma lei, che si sentiva prossima alla morte per la prima volta in vita sua, si dibatté come un’anguilla perché adesso non voleva proprio morire: no, non voleva che lui l’ammazzasse, adesso avrebbe preferito perderlo per sempre piuttosto che perire nelle sue sanguinarie mani.
A quel punto il suo ammutinamento a sottomettersi gli diede molto fastidio. Così lui dovette limitare gli scuotimenti di bacino per concentrarsi per qualche secondo sulla faccenda delle sue mani che si agitavano e che gli avevano provocato anche i primi graffi. Le imprigionò le mani unendogliele e lei, riprendendo fiato, apparve calmarsi, anche se ormai aveva capito di essere nelle mani di un potenziale omicida e che quella sera forse sarebbe stata l’ultima della sua vita. Lui raggranellò dal letto un lenzuolo mezzo derelitto e glielo legò intorno ai polsi. Così legate, quelle mani, gli avrebbero dato molto meno impaccio. Lei riuscì solo a dire, mentre tossicchiava:
«Non lo fare!… non… coff!… non… farlo… ti prego!»
Ecco che tornava a pregarlo. Proprio come poco prima lo aveva pregato di rimanere. La contraddizione non sfuggì a nessuno dei due. E lui pensò: adesso non vuoi più che resti con te fino a domani, eh troia?!
Una volta che i suoi polsi furono belli che legati, lui poteva permettersi con una mano di immobilizzarle le braccia e tirarle anche i capelli, mentre con l’altra, dopo averle rimesso dentro il pene madido per ricominciare a martellarla all’addome, tornò a stringerle la gola, stavolta senza più trattenersi…
E strinse, strinse, strinse più che poté. Ci mise sopra anche il peso del corpo mentre il piacere si fondeva con l’odio. Ora voleva venirle dentro, ma sentiva che prima avrebbe dovuto ammazzarla sennò dopo, dopo l’orgasmo, non avrebbe più avuto il coraggio e neppure la determinazione adatta per ucciderla sul serio, per porre fine alla vita di quella donna che ormai per lui era diventata solo motivo di tormento e animosità. E lui voleva liberarsi da quel ricatto, dal potere che lei aveva su di lui, di farlo stare male, di farlo arrabbiare. Se la voleva togliere una volta per tutte dalle palle!
Stringeva, stringeva, stringeva le falangi su quel collo elastico che si deformava nella sua mano eppure non voleva cedere, mentre gli occhi di lei sembrava volessero schizzarle fuori e non lo guardavano più: no, non era guardare quel che lei faceva adesso con i suoi occhi; era un tentativo di esplosione dal di dentro. La sua faccia era totalmente trasfigurata e lui pensò finalmente che lei non era bella, che anzi era sempre stata un mostro e solo adesso la vedeva per quel che ella era sempre stata. E lui si stava scopando un mostro. Aveva messo il suo cazzo furioso nella vagina sudicia di un mostro femmina e ora le stava dando quel che si meritava, e l’avrebbe ammazzava mentre la violentava dandole la lezione che si meritava fin dal principio, fin da quando lo aveva fatto innamorare di lei facendogli perdere la ragione prima, e poi tutto il resto, la pace, la calma, la serenità, la salute.
Ma lei non voleva cedere, non voleva, e lui cominciava a sudare. Quanta fatica ci voleva per ammazzare a mani nude una donna-mostro come quella? Era come prendere un grosso pesce all’amo, e poi esser trascinati con la barca per metri e metri perché il pesce non voleva arrendersi… A un certo punto decise di alternare al torcimento del suo collo dei cazzotti sul volto. La tecnica parve funzionare per ammorbidirla ma lei cominciò a emettere dei suoni inanimati che forse, se fossero saliti di intensità, avrebbero potuto attirare troppo l’attenzione di sconosciuti. Allora, tra uno sganassone e l’altro, si servì dell’altra mano per inchiodarle tramite il lenzuolo le braccia già legate al letto, così da avere disponibile finalmente anche la mano sinistra. Con essa le cose andarono molto meglio…
Si piegò su di lei con entrambe le mani serrate al suo collo. Il pene era uscito dalla sua sporca vagina ma lui continuava a cercare una sorta di contatto con le sue cosce. Infine sentì che stava per venire e allora appaiò il sublime momento dell’orgasmo con gli ultimi istanti della morte della sua oramai ex ragazza. Ed ebbe l’orgasmo più lungo e doloroso e sfibrante della sua vita. E quando tutto terminò lui ansava mentre lei non si dibatteva più. Lei aveva la lingua di fuori, gli occhi sbarrati, senza vita, senza luce, all’indietro, e una postura da morta. Lei era morta. Era morta davvero.
Si prese molti minuti per riprendersi. Quando si tirò su dal suo corpo, gli girava la testa. Lei era sempre lì, immobile in quella posa scomposta, con le gambe larghe, con in mezzo la sua cespugliosa vagina che adesso non gli regalava più alcun sussulto, perlomeno in quel momento, con quella carne ancora calda lievemente sudata per la lotta, con l’ombelico parzialmente inglobato dalla lieve pancetta, con i suoi seni uno da una parte e l’altro dall’altra, con il suo volto… che era una via di mezzo tra il volto della donna che gli aveva rubato il cuore facendolo impazzire e lo scostumato volto di quel mostro-bestia che si era creduto di vedere pochi istanti prima, con tutti quei suoi capelli scapigliati che se anche sapevano ancora dello stesso profumo, non era la stessa cosa, non era la stessa cosa, non era…
Davvero l’ho fatto?, si chiese tornando in sé, o meglio tornando a sentirsi più vicino alla persona che aveva sempre creduto di essere. Alla fine ci sei riuscita a costringermi ad ammazzarti, eh?!, le disse mentalmente avendo ancora un moto di profonda ostilità per lei. Alla fine ti ho dato quel che tanto volevi, cagna!, pensò, e le sputò sulla faccia.
Contemplò il suo corpo. Sì, davvero l’aveva ammazzata. Comprendendolo sul serio, non essendo ancora in grado di pensare alle conseguenze imminenti, provò sorprendentemente un brivido di eccitazione, perché lui aveva fatto qualcosa di non comune, qualcosa che lo rendeva non un uomo, ma un superuomo. Si sentì così potente e forte che gli venne un’altra erezione. E beh, già che era lì con il corpo di lei ancora caldo e disponibile… pensò che ci sarebbe stata bene una bella ingroppata, l’ultima con lei, per festeggiare la sua nuova identità di superuomo. Allora le toccò il corpo. Cercò di sistemarglielo. Ma lui stesso non sapeva che farci. I suoi arti molli non lo invogliavano a farsela nonostante, pensò, avrebbe potuto farle quel che voleva perché lei non aveva più la facoltà di opporglisi. Le graffiò una mammella per vedere il colore della pelle cambiare dopo quella sollecitazione, come fosse ancora viva.
Ma era ancora viva? Gli venne un dubbio. Le accostò una mano alla bocca aperta in quella posa sconcia e non sentì provenire da lei alcun fiato. Il sedere… Pensò allora al suo sedere, visto che la vista del suo corpo da quell’angolazione in verità non gli donava più particolare voglia. Quel sedere che lui aveva sempre amato molto e che lei non gli aveva mai dato il privilegio di donargli nascondendosi sempre dietro alla scusa che in quella zona era troppo sensibile per prenderlo. Allora, per una volta, glielo mise dietro e si divertì molto. Poi, stranito e fiacco, si riaddormentò soddisfatto.

Rimozioni #24

24 Giugno 2017 Nessun commento
Si può sparare a un ladro che ti entra in casa.
Ma non lo si può fare con quelli che stanno in Parlamento, ben più ladri e pericolosi dei comuni ladri, perché oltre a rubarti il denaro ti rubano tutto il resto: la dignità, la salute, la gioia, il futuro, la possibilità di realizzarti.